Blog

mobile marketing: opportunità da cogliere

, di Laura Moscatelli

Mobile-InternetNegli ultimi anni abbiamo assistito alla rivoluzione del mobile e ad un modo del tutto nuovo di fruire le informazioni in tempo reale, indipendentemente dal luogo in cui ci si trova, grazie alla diffusione di dispositivi utilizzabili in totale mobilità, interconnessi alla rete a banda larga.
Sin dall’inizio della diffusione degli smartphone gran parte degli aspetti della nostra quotidianità sono stati sempre più interessati dalle funzionalità del piccolo apparecchio che chiamiamo cellulare o telefonino. Ancora oggi, molti di coloro che lo utilizzano non si rendono conto del fatto che il cellulare è già diventato lo strumento di comunicazione più diffuso, versatile ed importante. Il Mobile Marketing è quindi la nuova frontiere dalla comunicazione, verso la quale tutte le aziende dovrebbero orientarsi per non rischiare di perdere il contatto con il proprio pubblico potenziale.
Il mobile marketing si sta imponendo come una delle pratiche di marketing relazionale più innovative e ad alto potenziale di crescita, grazie all’utilizzo sempre più diffuso della telefonia mobile. Con mobile marketing si definisce la veicolazione di contenuti in diversi formati (dagli SMS alle App) su una molteplicità di apparati (smartphone, tablet, notebook ecc.) e reti.

leggi tutto »

comunicare il valore: il bilancio del capitale intellettuale

, di Marco Giuliani

DplComunicareFotoLa crescita aziendale è oggi requisito necessario per sopravvivere in un contesto economico sempre più turbolento e competitivo.  La crescita viene spesso attuata per via interna, ossia attivando e sfuttando processi di “creazione di valore”. Va sottolineato però che non basta creare valore ma è anche necessario diffondere il valore creato, cioè comunicarlo agli stakeholders attraverso specifici metodi e strumenti: solo così infatti la crescita realizzata diventerà anche percepibile e quindi il valore “as is” dell’azienda tenderà ad allinearsi al valore teorico di mercato della stessa.

leggi tutto »

ABM: osservare le attività con gli occhi del cliente

, di Marco Gatti

ABM 2Tempi di crisi. Parola d’ordine: essere efficienti! Sì…ma come? Tagliando i costi! Sì…ma dove? Beh, domanda difficile. I costi non sono tutti uguali e non sono neppure tutte uguali le attività che li generano. La logica dei grandi tagli indifferenziati oggi non paga più. Provate ad andare dal vostro cliente a dirgli che il tanto amato servizio di assistenza telefonica, quello che risolve i suoi problemi in ogni ora del giorno e della notte, sarà attivo solo dalle 10 alle 18. E lui? Lui che aveva scelto la vostra azienda, anziché la concorrenza, anche per quell’ambito servizio aggiuntivo ne rimarrà tremendamente deluso. La conseguenza? Magari cercherà chi gli garantirà un bene qualitativamente meno valido ma con quel servizio aggiunto che fa la differenza. Eh sì. Essere efficienti oggi non significa più solo tenere sotto controllo i costi, cercando di ridurli. Significa, piuttosto, agire sulle cause dei costi cercando di non incidere negativamente sull’offerta di valore al cliente.

leggi tutto »

strumenti di sostenibilità: il bilancio sociale

, di Alessia D'Andrea

La diffusione della rendicontazione sociale deve essere vista come un tentativo di rispondere in modo organico ed articolato ai crescenti fabbisogni informativi esterni e interni e di supportare – con una base documentale condivisa – l’articolato sistema delle relazioni istituzionali e ambientali nelle quali l’azienda è inserita.
Le iniziative di rendicontazione sociale rappresentano, da un lato uno strumento di comunicazione e di gestione delle relazioni pubbliche, dall’altro uno strumento che, inserito nel più ampio ciclo di programmazione, controllo e rendicontazione aziendale, consente di supportare le strategie aziendali e, in particolare, quelle orientate al raggiungimento di una maggiore accountability e sostenibilità.
Tra le iniziative, il bilancio sociale rappresenta uno dei mezzi utilizzati dalle aziende per comunicare le loro performance sociali, ambientali ed economiche in un dato periodo. Esso è un meccanismo capace di migliorare le performance aziendali e rappresenta uno strumento d’eccellenza nella gestione delle relazioni con gli stakeholder. Altresì si mostra come una concreta manifestazione dell’impegno di trasparenza della azienda verso la società.
Le aziende, infatti, hanno responsabilità etiche che eccedono la massimazione del profitto. Si parte cioè dall’assunto che le stesse devono essere affidabili, responsabili e “accountable”, agire con integrità e verità, perseguire l’efficienza, contribuire a diminuire i problemi sociali, anche attraverso al riduzione di comportamenti socialmente irresponsabili, rispettando le aspettative degli stakeholder, i quali a loro volta hanno diritto alle informazioni. leggi tutto »

Il ricorso all’e-learning in chiave di marketing

, di Valerio Temperini

L’e-learning è stato fino ad oggi considerato prevalentemente come strumento per la gestione delle risorse umane (dimensione del capitale umano) e per il knowledge management (dimensione del capitale organizzativo); scarsa attenzione è stata invece prestata sul ricorso di tale strumento in chiave di marketing, di sviluppo del capitale commerciale o relazionale di un’impresa.

Eppure, non può sfuggire che il crescente fabbisogno conoscitivo e di apprendimento avvertito da individui e organizzazioni che interagiscono con ambienti sempre più complessi e mutevoli, crea opportunità di ricorso all’e-learning anche, ad esempio, nell’ottica di:

–          offrire servizi di informazione e di assistenza per i clienti, per esempio, sul corretto uso di un prodotto o sulla fruizione di un determinato servizio, ai fini di una maggiore soddisfazione;

–          favorire la conoscenza di un brand e dei prodotti/servizi offerti dall’impresa;

–          entrare in contatto e costruire relazioni con i clienti attuali e potenziali, con la possibilità di raccogliere importanti informazioni e di realizzare attività di comunicazione mirate;

–          attrarre e fidelizzare i cosiddetti “influenzatori” del mercato.

Tali opportunità appaiono ancor più interessanti considerando la diffusione di terminali mobili per l’accesso ad internet, e le “nuove generazioni” di consumatori che prediligono l’utilizzo della rete per la ricerca e l’acquisto di prodotti e servizi.

verso il roi della formazione?

, di Andrea Carpineti

istock_000009370032medium-600x383La formazione è un costo o un investimento? Benchè debba essere contabilizzato come costo d’esercizio all’interno del conto economico, la formazione è per l’impresa sicuramente un investimento, un investimento sul principale fattore alla base del proprio business: il personale.
La formazione, infatti, stimola il pensiero, aumenta le conoscenze, modifica i comportamenti ed aumenta la motivazione.
Ma come possiamo verificare l’efficacia dell’attività formativa? E sopratutto, come possiamo verificare l’impatto della formazione sui risultati aziendali?
Il più conosciuto ed utilizzato modello metodologico per valutare la formazione è il modello di Kirkpatrick. Questo modello propone quattro step di misurazione:

leggi tutto »

che valore ha un cliente?

, di Valerio Temperini

euro-symbolQuanto può valere un cliente? Si tratta di una domanda certamente non nuova, ma che ha acquisito crescente rilevanza, soprattutto a seguito degli effetti della recente crisi economico-finanziaria, i quali in molti casi hanno enfatizzato la necessità per le imprese di allocare le risorse (più limitate) in maniera ottimale, destinandole all’attrazione, alla soddisfazione ed alla fidelizzazione dei clienti più “meritevoli”.

L’approccio del marketing relazionale ha risaltato il concetto di Customer Life Value, evidenziando l’opportunità di considerare il valore complessivamente generato dalle transazioni avvenute nell’arco della relazione con il cliente; ciò, non limitandosi alla sola variabile del fatturato, ma prestando particolare attenzione al profitto.

leggi tutto »

dal fatturato alla redditività di cliente: questione di costi

, di Marco Gatti

 

Dire che i clienti non sono tutti uguali è come affermare che Cristoforo Colombo ha scoperto l’America. Non altrettanto scontato è dire quanto vale ogni cliente. Come si valuta un cliente? Come si decide se interrompere o coltivare la relazione con un cliente? Come si verifica la convenienza a orientarsi verso i clienti storici piuttosto che indirizzarsi verso clienti nuovi?

Fino a qualche tempo fa la risposta a queste domande sarebbe stata: guarda al fatturato! Smettere di servire un cliente che garantisce alti livelli di fatturato?! Un’idea a dir poco folle. E invece no. Un’idea a dir poco saggia se a quegli alti livelli di fatturato corrispondono costi di gestione e di mantenimento della relazione con il cliente così elevati da renderlo, nella realtà, scarsamente redditizio.

leggi tutto »

misurare la fiducia per gestire il capitale commerciale

, di Marco Giuliani

Nei mercati si vive un clima sempre più competitivo dovuto, tra l’altro, al generale rallentamento dell’economia, soprattutto nei paesi occidentali, alla crescita della complessità, al continuo e rapido sviluppo tecnologico nonché alla instabilità dei vantaggi competitivi conseguiti. I cambiamenti in atto incidono profondamente sui processi di creazione di valore, tanto in termini di processi quanto di risorse. La performance aziendale è infatti sempre meno legata a fattori tangibili e di proprietà dell’impresa e sempre più a fattori intangib
ili “condivisi” o “presi in prestito” come le risorse umane e le relazioni con gli stakeholder strategici tra cui i clienti.

Da sempre l’azienda pone in essere relazioni con il mondo esterno ma oggi è diventata particolarmente critica la capacità di creare, mantenere, difendere e gestire relazioni stabili, ossia il capitale relazionale aziendale. In particolare, quando si parla di relazione con i clienti si fa riferimento al concetto di capitale commerciale.

leggi tutto »

il controller: “istruzioni per l’uso”

, di Maria Serena Chiucchi

Chi è il controller? E’ una domanda non semplice. Una domanda alla quale alcuni potrebbero rispondere: “un contabile”, altri “un produttore di informazioni”, altri ancora “uno che fa marciare bene l’azienda”  o, nel peggiore dei casi: “un controllore”. Il fatto è che una risposta unica non c’è. Ce ne sono tante.

Curioso e, al tempo stesso, significativo è il fatto che, quantomeno inizialmente, il controller venisse appellato dagli anglosassoni: “beancounter”. Proprio così, avete capito bene: un “contatore di fagioli”. Questa definizione, per quanto poco lusinghevole, era espressiva di una visione del controller legata prevalentemente allo svolgimento di attività amministrative e contabili. Un controller che impiegava il suo tempo nel gestire lunghi elenchi di numeri destinati a informare la sola area amministrazione e finanza.

leggi tutto »